I destini in movimento del Suq Festival 2025

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Nel segno della solidarietà
Il 12 giugno, a bazar chiuso, prende il via il 27° Suq Festival, e lo fa con una iniziativa solidale dedicata alla crisi umanitaria a Gaza. Non possiamo restare indifferenti a quanto sta accadendo e il nostro modo di affermarlo è attraverso il teatro. Mi chiamo Omar è la storia dello stesso Omar Suleiman, attore e chef che in scena sarà accompagnato dalle note dell’oud di Samer Harb. Le immagini della sua famiglia e della terra d’origine, la Palestina, i luoghi d’infanzia, la fuga, il suo presente a Napoli, emergono dai gesti semplici e quotidiani del cucinare.
Il Festival intitolato ai Destini in movimento non poteva aprirsi nel modo più simbolico, e tragicamente attuale.
Destini in movimento
I destini a cui pensiamo sono quelli dell’umanità, ma anche del teatro, di ciascuno di noi, dei popoli e del pianeta che abitiamo. Un pianeta che oggi ci impone scelte non più rimandabili, se vogliamo garantire un futuro alle prossime generazioni. Alcune tematiche sono preminenti, quelle femminili, le migrazioni, il rapporto con la natura e l’ambiente, declinate con tanti linguaggi: gli spettacoli della rassegna Teatro del dialogo, ma anche la musica, gli incontri, le iniziative di Eco Suq, nella cornice multisensoriale del festival con i profumi delle sue dieci cucine e delle spezie, i tanti colori del bazar.
Un inno alla bellezza delle diversità, in un momento storico che pare soffocarla, con muri, visibili e non, che vengono innalzati quotidianamente.
Autobiografie e biografie alla ribalta, quando il teatro ruba la scena alla vita
Nel programma trova poi spazio la narrazione autobiografica: ogni persona contiene dentro di sé un mistero, che aspetta di essere svelato. Come nello spettacolo Nel nome una storia, che, a partire da storie vere, affronta il tema delle adozioni e della ricerca delle proprie radici.
La personalizzazione del racconto è in fondo uno degli elementi distintivi dell’epoca in cui viviamo, dove la produzione autonoma di contenuti creativi, sospinta dai social e dal digitale in generale, è diventata pratica diffusa, in grado di influenzare le pratiche artistiche e teatrali.
Alla frontiera con la Francia, al Museo Preistorico dei Balzi Rossi, con Ogni luogo è un dove, in scena saranno le vite in cammino, di chi sta cercando un futuro spesso negato.
Carla Peirolero
Foto di scena Abdoulaye e Mamadou non sono morti
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