Ambiente, migrazioni, pari opportunità: l’arte come gesto politico. C’è molto da fare.

Sì, c’è molto da fare e noi del Suq non ci tiriamo indietro. Il 24° Suq Festival Teatro del Dialogo si è chiuso da poco e ancora ci arrivano i commenti di persone che hanno partecipato: positivi, affettuosi, dispiaciuti che duri così poco. E’ stata un’edizione particolarmente sentita forse perché seguiva due anni difficili, di pandemia, dove il Festival aveva dovuto essere riprogettato rinunciando a quello che è il suo tratto distintivo: la prossimità, lo sfiorarsi di persone diverse, il contatto e la conoscenza ravvicinata in un contesto che punta sulla condivisione per lanciare messaggi culturali profondi, necessari: abbattere i pregiudizi, favorire il dialogo e la partecipazione, educarci reciprocamente all’ascolto attraverso il teatro, le arti performative.

L’idea del Suq, maturata nel 1999, continua ad essere in anticipo sui tempi, perché il comparto teatrale, in generale, non ha fatto grandi passi avanti, il pubblico resta quello di prima, a parte rari casi, e anche la compagine artistica.

Con i video ritratti di artisti di Performing Italy nel 2021 e nel 2022, l’abbiamo raccontato, grazie alla collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di Londra, la Kent University, l’associazione Ateatro.it: 14 artisti dal background migratorio hanno detto la loro sul teatro italiano, con rispetto, a volte con amore, ma anche senza risparmiare le critiche.

Il teatro, i festival potrebbero imprimere una spinta innovativa alla società italiana su alcuni punti dolenti, si pensi ai cambiamenti climatici o al tema delle migrazioni e dei diritti? Se ne è parlato al seminario Fuoco cammina con me, sul futuro dei festival culturali, nell’ambito del 25° Kilowatt Festival. I Festival possono essere un gesto politico?

Noi del Suq pensiamo di sì, coltivando l’idea che bisogna ascoltare i sussulti del mondo, gli appelli che ci arrivano dalle giovani generazioni, i segnali di sofferenza di chi vive ai margini ma anche quelli che ci arrivano dalla natura. Segnali che a volte sono urli. Allarmi che riempiono le pagine dei giornali a cui non seguono strategie e programmi di lungo periodo.

Sul fenomeno dell’immigrazione, “invasione” secondo alcuni, basta ricordare quanto scriveva Marek Edelman, uno dei comandanti dell’insurrezione nel ghetto di Varsavia (aprile 1943), nel 1997: “E’ assurdo pensare, come si fa in Occidente, che qui si possa mantenere a lungo un ghetto per i ricchi. Che i muri intorno all’Europa possano fermare gli affamati. La fame distrugge ogni muro. E gli affamati dell’Africa arriveranno da voi, nessuna legge che limiti l’immigrazione vi proteggerà. Qui sorgerà una nuova cultura, un po’ europea, un po’ asiatica, un po’ araba e africana, frutto dell’immigrazione, che nessun cannone né confine fermerà. Nessuno ha mai vinto contro la gente affamata.

Nei prossimi mesi, dopo la pausa estiva, riprenderemo il progetto formativo NavigAzioni che mette in connessione il teatro e i musei con i cittadini di diverse età e provenienze che seguono i corsi dei CPIACentri Provinciali Istruzione per Adulti di Genova. Iniziato a febbraio ha già dato i suoi frutti, con feedback da studenti e docenti che ci riempiono di entusiasmo.

Saremo poi impegnati con le iniziative del Patto di sussidiarietà del Nuovo Sestiere del Molo: eco laboratori educativi, insieme a Cittadini Sostenibili e a Sfuso Diffuso, ma anche eventi culturali.

Nel frattempo potete rivivere l’atmosfera del #suqfest22 con le immagini della fotogallery completa >>
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Buon Ferragosto e arrivederci a settembre!
Carla Peirolero

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Nella foto Compagnia La Ribalta Teatro al Suq | ph Giovanna Cavallo