Il Suq, teatro del mondo, che ritorna al rito. L’articolo di Ester Fuoco su Antropologia e teatro

«Se l’origine  del teatro è rito, un rito che rende un giorno diverso dagli altri giorni, allora si può far riferimento al Suq Festival di Genova come un teatro che ritorna al rito, un teatro che crea spazi, tempi, attività, relazioni, incontri…». Così Ester Fuoco, dottoressa di ricerca in Digital Humanities all’Università di Genova, con un focus di ricerca sul teatro e la danza contemporanei, descrive il teatro del Suq in un lungo articolo dal titolo Il teatro del mondo. Per un’estetica relazionale: SUQ Festival, pubblicato sulla rivista di studi, Antropologia e teatro.

Un testo denso di citazioni e con una bibliografia notevole che vuole raccontare, a 360 gradi, il senso del Suq Festival: dalla nascita in piazza Banchi, con la prima edizione alla Loggia della Mercanzia, in un centro storico in fermento e crocevia di culture diverse, al bazar dei popoli al Porto Antico, tra cibi e artigiani, spettacoli teatrali ed eventi, dove la parola d’ordine è Incontrarsi. Perché i partecipanti al Suq sono: «…un caleidoscopio di lingue, acconciature e abiti dal Nord Africa, all’Asia meridionale e orientale, alle regioni sub-sahariane e all’America Latina. Ma è ancor più notevole la presenza degli italiani: tra loro quelli che indossano variopinte camicie indiane e borse ricamate, altri vestiti da ufficio…», descrive Fuoco.

Teatro e nascita della Compagnia del Suq, segnano un altro tassello importante, se non il più importante, di questo Festival riconosciuto best practice  d’ Europa per il dialogo tra culture. Fuoco descrive gli spettacoli del Suq: «Un modello di teatralità come doppio della cultura, di teatro concepito come “viaggio verso/nell’altro, e cioè come scoperta, esplorazione e confronto con l’alterità, a partire dalla propria, quell’alterità intima o essenziale” del  festival». Un teatro che si è evoluto: all’inizio basato su testi di grandi autori, diventando nel tempo anche interprete di «…drammaturgie polifoniche, basate su testimonianze  e storie di vita personale raccolte durante i laboratori di scrittura e recitazione proposti dal Suq durante l’anno». Rappresentazioni che prendono forma in uno spazio, Piazza delle Feste al Porto Antico, che è: «…salotto comunitario e teatrale, che segue le linee di un’estetica  del performativo, secondo  la  definizione di Erika  Fischer-Lichte, all’interno della quale viene teorizzato e messo in primo piano il potere trasformativo dello spettacolo…»

Accanto al teatro, agli incontri, agli artigiani con i loro prodotti, c’è il cibo, che sotto il tendone diventa: «…non solo una condivisione conviviale delle diverse pietanze etniche ma anche la promozione di un consumo etico e critico, con un atteggiamento consapevole nei confronti delle conseguenze economiche o ambientali dei propri consumi…»

Per concludere con l’essenza e il cuore di questo progetto, ideato da Carla Peirolero e Valentina Arcuri nel 1999, che non dura dieci giorni, quanto il Festival, ma tutto l’anno. «…il progetto del Suq si propone di creare occasioni concrete di dialogo e confronto, di fornire storie vere, non eccezionali ma reali. Narrazioni che fanno da contrappunto ai riferimenti di un’identità collettiva sempre più fluttuanti…»

Per proseguire la lettura, a questo link l’articolo di Ester Fuoco pubblicato su Antropologia e spettacolo.

In attesa della 22esima edizione del Festival, dal 28 agosto al 6 settembre in Piazza delle Feste al Porto Antico, che quest’anno si svolge in una modalità diversa, a causa dell’emergenza Covid-19, ma con lo spirito di sempre, tra rito e festa, per rappresentare il piacere e l’importanza dell’incontro.

Rosangela Urso

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