Disegni, ricordi, fotografie: così si racconta il quartiere di Certosa

Continua il viaggio di Certosa in viva voce, uno dei progetti di Certosa quartiere condiviso, che si arricchisce di nuovi tasselli come i disegni degli alunni delle classi quarta e quinta elementare della Scuola Divina Provvidenza, che hanno raccontato la loro Certosa a partire dal cantiere di ricostruzione del ponte Morandi, descrivendo con i colori un progetto che fa sperare. Ma ci sono anche i pomeriggi di gioco nei giardinetti pubblici o nel campo di basket, le passeggiate per le vie del quartiere e gli spostamenti in metropolitana. Immagini che raccontano un mondo visto dalla prospettiva dei più piccoli.
Accanto ai disegni abbiamo raccolto anche nuove storie, come quella di Mimma Certo che trasferita a Certosa dalla Calabria ha trovato nel teatro la sua nuova vita: «Appena arrivata a Genova io non ero molto felice, tanto che volevo ritornare a vivere con gli zii in Calabria. Non mi trovavo bene», scrive. Poi la svolta, quando è arrivata la proposta di Gigi Rebosio, che gli chiese di entrare nella Filodrammatica Theatrum, compagnia da lui fondata. Il palcoscenico era quello del teatro della Società Cattolica di Certosa dove per la prima volta sul palco salirono anche le donne. «Quella proposta – ricorda Mimma – mi faceva sentire accolta e mi sembrava che Genova forse mi voleva bene».
Se il teatro di Certosa è stato il luogo dell’integrazione per Mimma Certo, per Anna Carenini: «Certosa è il luogo della rinascita, di quel boom economico che ho vissuto negli anni ’60. Iniziavamo a star bene, dopo anni difficili, anche se la TV andavamo ancora a vederla giù nel Bar Amici di Certosa», descrive ricordando le numerose botteghe artigiane e quella data: il 4 settembre 1967, «quando tredicenne, orgogliosamente vivevo con gioia un evento straordinario e bellissimo: l’inaugurazione del Ponte Morandi con la presenza addirittura del Presidente Saragat. Ero lì anch’io», ricorda quel giorno, che inesorabilmente la porta al presente recente, quando quel ponte, salutato con entusiasmo; simbolo di una rinascita, crollò lasciando «una ferita grave che non attende medico». Una ferita «che ha bisogno solo di silenzio».
Parla di un’integrazione recente, quelle che contraddistinguono il nostro presente sempre più multiculturale, la storia di Fanny Freire, originaria dell’Ecuador, alla quale Certosa ricorda un po’ il suo paese e non perché ci siano tanti ecuadoriani «ma per il fatto che c’è più vita di quartiere, ci sono tanta feste per divertirsi e mi piace perché molti negozianti sono amabili con tutti i clienti senza distinguerli dalle loro origini».

Tutte le storie di Certosa in viva voce le trovate a questo link

Nel nostro blog: intervista a Ernesto Oppicelli, i vostri racconti in attesa di ritrovarci e l’intervista a Nina Bardelle, Il 25 aprile di Nina Bardelle: una vita per la resistenza in quella Certosa di operai e partigiani

Se volete mandarci anche voi disegni, ricordi, foto, testimonianze di vita nel quartiere scrivete una email a certosa@suqgenova.it o whatsApp al tel. 329. 2054579

CertOSA quartiere condiviso prosegue anche con i video racconti in molte lingue, che potete vedere al link.

(nella foto Cantiere di costruzione del Ponte Morandi, disegno di un alunno della Scuola Elementare Divina Provvidenza)