La mia casa è dove sono, il teatro che parla con la realtà

gennaio 22, 2019 Blog 0 Comments

 

Sarà che siamo genovesi e ci dispiace buttare via la roba: maniman può venire bene un vestito per farci un grembiule, un maglione per farci una coperta, un piatto un po’ sbrecciato per farci un sottovaso “Tutto viene a taglio, anche le unghie per fare l’aglio”, era uno dei proverbi preferiti di mia madre. Sarà che nell’edizione al Castello D’Albertis, a luglio 2017, abbiamo fatto sold out tutte le sere e aggiunto repliche. Sarà quel che sarà, La mia casa è dove sono approda in una nuova forma, alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova, e porta in scena una Compagnia del Suq più multietnica del solito, interculturale e intergenerazionale, che mischia lingue, compreso il genovese, e linguaggi espressivi. Si canta, si danza, ci si commuove, ci si diverte.

Il teatro che parla con la realtà

Dal 30 gennaio al 3 febbraio, alla Sala Mercato, ci si confronterà con il pubblico ma intanto, un tour scuole di presentazione, prima del debutto, in otto Istituti scolastici diversi, ci ha fatto prendere contatto con la curiosità e l’interesse dei ragazzi verso il tema, i loro spunti e commenti aprirebbero già un secondo tempo dello spettacolo. E non solo studenti migranti o di seconde generazioni, che possono sentire più vivo lo spaesamento. Dobbiamo a Igiaba Scego parte del merito: senza quel libro, a cui si ispira, (La mia casa è dove sono Ed. Loescher) il nostro spettacolo non ci sarebbe. La scrittrice italo somala sarà con noi, venerdì 1 febbraio, alle ore 16, alla Sala Mercato, ospite dell’incontro La mia casa è una valigia.

MigrArti, il bando cancellato

E parte del merito va anche a MigrArti: un Bando del MiBAC che costringeva a fare i conti con il territorio – parola abusata e dimenticata nello stesso momento. Per associazioni e compagnie teatrali come la nostra, non a scopo di lucro ma di lavoro, è stata una opportunità di crescita, di relazioni produttive con associazioni di migranti, miste, di volontariato. Il territorio, fatto di persone oltre che di case e di strade. Scoprendo poi che lavorare insieme non solo è utile ed etico, ma è bello, emozionante. La quota nera – come quella rosa–potrà pure fare arrabbiare, ma in una società distratta è una spinta.

Il teatro museo e la comunità teatrante in prima linea

Rita Cirio su L’Espresso del 20 gennaio 2019, riferendosi al prossimo debutto di “Nero cuore” di Pietro Favari con Nadia Kibout scrive che “qualche volta il nostro teatro sembra rinunciare ai classici museificati, ad onanismi avanguardistici, a testi mattacchioni (…) e si ricorda che – fuori dai palcoscenici – esiste una realtà per suo conto drammatica che potrebbe essere raccontata e metabolizzata anche sulla scena”. Sempre l’Espresso, per firma di Andrea Porcheddu aveva dato conto del sipario aperto sul mondo e della comunità artistica combattiva, che denuncia il razzismo. Quella comunità che, dal sud al nord d’Italia, ha fatto rete, ha un nuovo sito Migrarti – la cultura che unisce, prosegue il cammino.
Noi del Suq, ci saremo.In dialogo con le culture, e la realtà.

Carla Peirolero

Per informazioni sullo spettacolo, orari e riduzioni a questo link

Ph. Giovanna Cavallo

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