Il ricordo di Roberta Alloisio, la voce del Suq

Roberta Alloisio ha preso parte all’avventura del Suq dall’inizio, nel 1999. Con Carla Peirolero, Valentina Arcuri, Enrico Campanati  ha condiviso i primi spettacoli, a cominciare dal “cult” Canto di Natale, del 2000. Con Carla ha portato Don Andrea Gallo in scena con Esistenza soffio che ha fame in tutta Italia. E’ la voce della canzone del Suq, e sarà la nostra voce per sempre. La sera prima di lasciarci era a condurre il laboratorio Il lungo viaggio. Non siamo riusciti quasi a parlare per tre giorni. E ancora ora balbettiamo. Sentendo un grande vuoto, ovunque, in questa comunità famigliare che è il Suq. Impossibile pensare che lei non arrivi più a portare una ventata di gioia in scena e in ufficio, una boccata d’aria, di allegria. Vogliamo condividere con voi il nostro dolore, la perdita di una socia, amica, collega. L’autrice di tanti spettacoli lievi e profondi, come lei, con i ragazzi del Suq, a partire dal “cavallo di battaglia” Imbarazzismi di Kossi komla Ebri ed Enzo Costa. Certo la carriera di Roberta spaziava oltre i confini del Suq con riconoscimenti illustri, come il Premio Tenco 2011, dischi di successo (Lengua Serpentina, Janua, Xena Tango in cui ha coinvolto Luis Bacalov), iniziative importanti quali la serata e il CD Ciao Luigi, dedicati a Tenco. Ma in quasi 20 anni  di attività lei è stata con noi continuativamente. E’ difficile esplorare il nostro sito senza trovare qualcosa con lei o di lei. Doveva essere con noi protagonista della Maratona teatrale del Suq, ad aprile al Duse, in Mama Africa. Sarà difficile fare a meno di lei. Ci proveremo. Stateci vicino. A seguire quanto ha scritto Carla Peirolero per salutarla il giorno della funzione, nella chiesa di San Benedetto al Porto, lunedì 6 marzo 2017 ore 15. Per conoscere la carriera di Roberta Alloisio


Per Roberta

Roberta, prima di tutto voglio dirti che per noi del Suq sei insostituibile, lo spettacolo dovrà pure andare avanti, il Suq dovrà pure andare avanti, ma in che modo non lo sappiamo. Aspettiamo un segno da te, che sia anche ben decifrabile perché non ci sei più tu a interpretarlo. Era la tua specialità. Resterà un posto vuoto, come la sedia di Tini Tim del Canto di Natale, che ci faceva ridere pur se l’immagine era dolorosa, perché quella era l’unica canzone che a Cesare non era venuta tanto bene, era lui il primo a dirlo.

Quanto abbiamo pianto e riso insieme, e quanta felicità comprende anche questo nostro dolore di oggi. La felicità di averti incontrato, di aver vissuto una lunga storia d’amore. Se la felicità come ha detto Bauman ci arriva dalla nostra capacità di vincere sfide, con te ne abbiamo vinte tante. La prima e più importante è quella di sentirci meno soli, perché tu c’eri, sempre. Perchè sentivi anche se non eri dalla parte dell’orecchio giusto, perché nella tua grandezza artistica eri naturalmente vicina… proprio come il palco basso del Suq che ti piaceva tanto. Perchè si passava dalla scena alla piazza con facilità, e da una parte o all’altra, con te, si era a casa. Con una luce giusta, in scena, eri splendente, ma a tavola, con un piatto di patatine davanti, eri lo stesso preziosa.

Ci lasci una quantità di doni, a cominciare da Fulvio: “è proprio simpatico” mi hai detto l’ultima volta che ne abbiamo parlato.. poi la tua voce che resterà corpo per noi, perché abbiamo impresso la tua memoria negli occhi, la tua bellezza. Ci lasci una rete di affetti, che forse un po’ ci consola. E tanti insegnamenti a partire da quello di non prenderci troppo sul serio. Ti bastava un “Carlina…” per smontare la mia impalcatura di donna “che non deve chiedere mai” e farmi tornare la bambina che tu prendevi per mano. Che liberazione. Eppure ero io la maggiore. E quanti ragazzi del Suq hai preso per mano, “insegnando l’amore” prima che a recitare, o cantare.

In attesa di quel tempo degli artisti che deve sempre arrivare, ma forse quando arriverà saremo tutti morti di fame, tu sei stata un’apina operosa (vedi, ti copio), hai costruito con passione, e fatica, una carriera libera, facendo scelte, con coraggio, intraprendenza, bravura. Resistendo anche a entrare nella gabbia del risentimento quando trovavi una porta chiusa, o quando qualcosa ti faceva stare male. Ingiustizie, durezze, incomprensioni.

Uscivi dalle gabbie, perché amavi la libertà tanto quanto i legami, che onoravi quanto più potevi, quelli famigliari, professionali, di amicizia.

Eri libera, originale, creativa ma anche ordinata, organizzata, precisa. Non so come farò senza i copioni “modello Tosse” che tu ritrovavi sempre, e io perdevo altrettanto sempre. Quelli con i fogli appiccicati sopra vecchi libri o quaderni, ne abbiamo uno per ogni recital fatto…una pila infinita. Vedi Robi, sei insostituibile. Esci dalla gabbia, Roberta.

Sorridi e vola, e però mandaci qualche segno.

Carla